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15 maggio - Maia e Mercurio

Mercurio - devarakadusQuesto giorno era sacro all'antica divinità romana Maia, dea della primavera e moglie di Vulcano, collegata alla fertilità e alla crescita di tutte le creature viventi. Con il tempo venne confusa con la dea greca dallo stesso nome, che era la madre di Ermes e l'equivalente del Mercurio romano.

In questo giorno nell'antica Roma le Vergini Vestali (sacerdotesse di Vesta) celebravano cerimonie speciali per regolare l'approvvigionamento idrico per l'estate imminente. Inoltre questo era il giorno in cui i cittadini romani rendevano omaggio a Mercurio, il dio del commercio e del mercato.


Hermes/Mercurio, secondo alcuni mitologi, veniva considerato come la personificazione del vento; e certo del vento aveva molti attributi: la velocità, la leggerezza, l'incostanza dei propostiti, la monellerie e l'umore scherzoso.

Hermes/Mercurio veniva rappresentato come un giovane vigoroso e snello, dalla fisionomia intelligente e benevola. Ai piedi portava i talari, come si chiamavano gli speciali calzari alati del dio; in testa aveva un cappello da viaggio a larga tesa, detto pètaso, al quale in seguito vennero aggiunte due ali; in mano il cadùceo, un regalo di Zeus.

I nastri bianchi araldici che ornavano la verga di Hermes furono più tardi erroneamente scambiati per serpenti, poiché il dio era araldo anche di Ade.

Per approfondimenti

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Il silenzio

Un uomo, che molto aveva vagato per il mondo, al termine dei suoi viaggi affermava di essere riuscito a trovare il silenzio solo dentro di sé. Se però non ci si è mai fermati a ricercare, quando si prova a raggiungere il cuore del proprio essere, rapidamente ci si allontana, spaventati dal vuoto, dal buio, dall'inquietudine che questo tentativo può procurare.

Eppure l'esperienza di guardare dentro sé stessi è la più vera e importante che un individuo possa provare.

Le dimensioni profonde sono normalmente inaccessibili all'essere umano, perché questi di solito si immedesima nel proprio corpo e conosce solo lo stato pesante della sua corporeità, rimanendo in tal modo legato alla vita, incatenato al contingente.

Per spiegarne la ragione in India si narra di Varuna, il dio legatore, la cui arma è Mâyâ, l'illusione creatrice di forme e vane speranze - che si precisano in forma di vincoli, come malattie, sofferenze, senso di impotenza - che avvolge gli esseri nell'oscurità della non manifestazione.
L'uomo è costituito tanto di spirito quanto di materia: il principio spirituale non si modifica manifestandosi nel mondo e benché l'energia spirituale e la sua potenza siano la stessa cosa, grazie al velo di Mâyâ si esprimono tramite una dualità, che è possibile ritrovare anche nel mito dei Titani.

Essi uccisero Dionisio, figlio di Giove, e si cibarono in seguito delle sue spoglie; il padre degli dei, adirato, li distrusse con il suo fuoco e dalle ceneri dei loro corpi nacque l'uomo, costituito di divinità e materia.

Il silenzio non equivale all'assenza di parola ma è espressione di un modo di essere in cui la pace esteriore diventa la proiezione di un profondo e fecondo atteggiamento interiore, raggiunto grazie all'inversione dell'attenzione (illustrata da Patanjali nel sûtra I.29 - pratyak cetanâ ovvero coscienza rivolta verso l'interno - vedi link).

Essere in silenzio significa creare spazio all'esistenza e alla pace.

Il silenzio si raggiunge poco alla volta, tramite il controllo della parola, evitando dispersioni di energie, creando momenti di solitudine e di riflessione affinché anche la mente si acquieti; si cerca il silenzio per trovare il nostro essere profondo, perché ne affiori la voce e possa esprimersi e affermarsi come verità ed esigenza di coscienza.

Nel sûtra I.12 Patanjali spiega come ottenere il silenzio mentale: occorrono esercizio costante, non attaccamento, impegno e volontà per garantire la continuità della ricerca; a queste vanno unite anche la devozione e la reverenza altrimenti si corre il rischio di rimanere bloccati nelle trappole dell'ambizione e dell'orgoglio.

Lo sforzo e la disciplina ad un certo punto del percorso di crescita sono infatti indispensabili per scuotere l'anima dal suo torpore e dalla sua ignoranza, permettendo così all'uomo di vivere quel silenzio che è in realtà conquista d'amore.

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14 maggio - Il sole di Mezzanotte

Nella Scandinavia del Nord, oggi ha inizio una festa di dieci settimane in omaggio alla dea del sole Dag, il nome di questa dea significa "colei che splende di tale fulgore da illuminare cielo e terra".
Iniziano così le dieci settimane consecutive di luce nell'estremo nord. Le feste culminano con Juhannuspäivä
, il 24 Giugno: il nostro San Giovanni.

A cavallo del solstizio d’estate per l’inclinazione dell’asse terrestre e per la posizione del sole rispetto alla Terra, abbiamo che il giorno è molto più lungo della notte. Cioè il tempo che trascorre tra il tramontare del Sole ed il suo sorgere è sempre più piccolo quando si è in prossimità del solstizio d’estate. Questo fenomeno è ancora più evidente vicino ai 70° di latitudine (la latitudine indica la distanza, in gradi, dall’equatore) fino al punto di non avere più il tramontare del Sole ed il suo sorgere. Il Sole, infatti, prima di raggiungere il punto dove sembra che andrà a tramontare, ricomincia la sua salita nel cielo dando l’impressione di rimbalzare.

sole di mezzanotte san giovanni devarakadus
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La Luna Blu



Per quest'anno, niente Luna Blu; per vedere sul calendario la doppia Luna piena dovremo aspettare il 31 dicembre 2009.
Una data piuttosto significativa.

Luna blu è il nome con cui si chiama generalmente la seconda di due Lune Piene, in uno stesso mese solare, ma si tratta una semplificazione moderna del termine poiché, in realtà, la Luna Blu è la quarta Luna Piena in una stagione.

L'origine del nome è decisamente controversa: secondo alcuni il termine deriva dal fatto che su alcuni calendari la seconda luna piena del mese veniva stampata di colore blu per distinguerla dalla prima, secondo altri deriva da una antica tradizione popolare ceca, secondo altri ancora da una storpiatura del termine francese double lune in Blue Moon.

Il fenomeno si spiega facilmente considerando che il ciclo lunare ha una durata di 29 giorni e mezzo, mentre tutti i mesi del nostro calendario, fatta eccezione per febbraio, hanno una durata superiore. Questo sovrapporsi di cicli di diversa durata ha fatto sì che il fenomeno della Luna Blu si verificasse per ben due volte nel 1999, nei mesi di gennaio e di marzo.

Per avere un altro fenomeno simile dovremo aspettare il 2018, dove avremo due Lune Blu (il 31 Gennaio e il 31 Marzo) in un solo anno solare, questo perché la differenza di giorni fra anno lunare e anno solare va a sommarsi e a creare delle discrepanze tra lunazioni e mesi solari.

Blue moon devarakadus

Si pensa, piuttosto, che la Luna Blu sia un invenzione derivata dalle pubblicazioni di un famoso almanacco per agricoltori "Maine Farmers' Almanac", da quando, 1937 venne riportata una presunta tradizione popolare dei primi coloni inglesi: quella di dare un nome a ciascuna luna piena dell'anno, tradizione acquisita, piuttosto dai nativi americani, che tradizionalmente calcolavano l'anno lunare e attribuitasi indebitamente (sia chiaro che nessun nativo americano segnasse alcuna Luna Blu del proprio calendario!).

In un articolo apparso sul numero di luglio del 1943 della rivista Sky & Telescope l'autore Pruett interpretò malamente la tradizione attribuendo l'appellativo di Luna Blu alla seconda luna piena del mese, piuttosto che il calcolo stagionale. La questione si sarebbe risolta rapidamente e la cattiva interpretazione sarebbe rimasta confinata ai lettori della rivista se nel 1980 l'articolo non fosse stato riproposto durante una trasmissione di carattere astronomico della radio nazionale americana. Da allora, potere dei mezzi di comunicazione, l'errata interpretazione sostituì la tradizione originale!


La tradizione popolare la vuole una Luna Magica adatta alla divinazione e agli incantesimi.

In Obliquity trovate un programma che calcola quante Lune Blu ci possono essere in un anno.


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21 maggio - Agonalia

Giano bifronte - devarakadus

Gli Agonalia, che si svolgevano il 9 gennaio, il 17 marzo, il 21 maggio e l'11 dicembre, erano in onore di Giano (Ianus), una delle più antiche divinità romane.

Giano presiede a tutti gli inizi, i passaggi e le soglie: presiede a quelli materiali, come le soglie delle case, le porte, i passaggi coperti e quelle sovrastati da un arco; e presiede quelli immateriali come l'inizio di una nuova impresa, l'inizio della vita umana, della vita economica, del tempo storico e di quello mitico, della religione, degli dèi stessi (Settimio Sereno lo chiama "principio degli dèi e acuto seminatore di cose"), del mondo (nel carmen saliare viene chiamato Cerus cioè "creatore", perché come iniziatore del mondo egli è il creatore per eccellenza[1]), dell'umanità (viene infatti chiamato Consivio, cioè propagatore del genere umano, che viene seminato per opera sua [2]), della civiltà, delle istituzioni (perché fu il primo re). Il console e augure Marco Valerio Messalla Rufo scrive nel libro sugli Auspici che Giano è colui che plasma e governa ogni cosa e unì circondandole con il cielo l'essenza dell'acqua e della terra, pesante e tendente a scendere in basso, e quella del fuoco e dell'aria, leggera e tendente a sfuggire verso l'alto, e che fu l'immane forza del cielo a tenere legate le due forze contrastanti[3].

Le porte del tempio di Giano si spalancavano in tempo di guerra e nel suo tempio si sacrificava spesso per avere vaticini sulla riuscita delle imprese militari. Il suo culto è probabilmente antichissimo e risale ad un'epoca arcaica in cui i culti dei popoli italici erano in gran parte ancora legati ai cicli naturali della raccolta e della semina. È stato sottolineato da più autori, fin dal secolo scorso (Vedi Il ramo d'oro di Frazer) come Giano fosse probabilmente la divinità principale del pantheon romano in epoca arcaica. In particolare rimarrebbe traccia di questo fatto nell'appellativo Ianus Pater che permase anche in epoca classica. Una delle caratteristiche più singolari di Giano sta nella sua rappresentazione come di un dio bicefalo, da cui l'appellativo di Giano bifronte. Questa particolarità era connessa all'area di influenza divina che Giano assunse in maniera specifica in epoca classica, dopo la ascesa degli dei romani "canonici": Giano era preposto alle porte e ai ponti, ma più in generale rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento. Forse una traccia più evidente della sua funzione originale rimase nel suo protettorato sul tutto ciò che riguardava un inizio ed una fine. Non a caso a Giano era intitolato il primo mese dell'anno, Gennaio. Un'altra leggenda che spiega le due facce, narra che Giano ricevette dal dio Saturno per l'ospitalità ricevuta, il dono di vedere sia il passato che il futuro.

Giano, Ianus è una divinità esclusivamente romana, la più antica degli Dei nazionali, "di indigetes"; "divom deus", il "dio degli Dei". Ianus Pater veniva invocato spesso insieme a Iuppiter, Giove.

Il suo nome sarebbe legato alla sua funzione: un dio delle porte di casa (ianua) e dei passaggi (iani): ne custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano, come i portinai, ianitores, una chiave e un bastone, e fu immaginato con due facce, a custodire entrata e uscita.


1 - Marco Terenzio Varrone, Della lingua latina, VII, 26-27
2 - Macrobio, Saturnalia, I, 9, 16
3 - Macrobio, Saturnalia, I, 9, 14

Articolo tratto da: Giano, Wikipedia (in data 7 maggio 2008).

scarica devarakadusLettura Consigliata


Preghiera a Giano

Saluti, Signore delle due direzioni!

Saluti, sguardo al passato
Che corre attraverso la memoria!
Tu vedi tutto ciò che è stato,
Non solo i nostri inizi,
Ma i nostri gesti passati
Che ci hanno portato a questo giorno.
Fa’ che impariamo ad essere responsabili per essi.

Saluti, sguardo al futuro
Che corre attraverso le possibilità!
Tu vedi tutto ciò che può essere,
La moltitudine delle scelte,
Anche se questa è sfoltita
Da infinite a poche
Dalle scelte del passato.

Salve, Signore dei Confini
Del prima e del dopo, del qui e del là,
Come te ci troviamo al bivio.
Insegnaci a vedere come il passato
Modella il futuro con le sue mani,
Per non essere ciechi di fronte al divino.

Liberamente tradotta dal breviario dell'Ordine delle Horae per Devarakadus.

 

Foto: Giano Bifronte, musei Vaticani


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4 e 5 maggio - Bona Dea

Sotto l'appellativo Bona Dea, che ha un significato generale, di Grande Madre, si venerava una antica divinità indigena laziale, di cui era vietato pronunciare il nome.

La vera identità della dea traspare attraverso i vari miti che circondano la sua storia, così come ci vengono tramandati dagli autori antichi, oppure attraverso la tipologia del culto che veniva celebrato. Purtroppo la Bona Dea non trova una chiara caratterizzazione nemmeno esaminando le fonti antiche; in linea generale la versione più accreditata del mito la vuole moglie o figlia di Fauno (Ella è conosciuta anche con il nome di Fauna), secondo la versione riportata da Lattanzio [1]: una moglie molto abile in tutte le arti domestiche e molto pudica, al punto di non uscire dalla propria camera e di non vedere altro uomo che suo marito. Un giorno però trovò una brocca di vino, la bevve e si ubriacò. Suo marito la castigò a tal punto con verghe di mirto che ne morì. Questo spiega l'esclusione del mirto dal suo tempio.
 

Un'altra maniera per conoscere la dea è riscontrabile nella tipologia del culto a lei dedicato. La descrizione del culto ci mostra una divinità che opera pro populo, quindi, per la salute di tutta Roma. Quali rappresentanti al femminile dello stato, le donne dell’aristocrazia erano preposte alla celebrazione del culto, un culto che veniva svolto strettamente in privato escludendo qualunque figura maschile, compresi gli animali. La stanza della festa veniva decorata con fiori e tralci freschi di vite. Bona rappresenta tutte le cose buone della natura. Nella sua festa si simulano i misteri della vegetazione. Veniva servito del vino ma veniva chiamato "latte" (per scongiurare l'ira di Fauno) e l'orcio coperto doveva assomigliare ad un contenitore del miele.
bona dea

A proposito delle celebrazioni esclusivamente femminili: quando nel 62 a.C. Publio Clodio si travestì da donna, per partecipare segretamente al culto che si celebrava nella casa di Giulio Cesare, seguì una grave crisi politica, dovuta a questa profanazione.

A Roma tempio della Bona Dea si trovava sotto l'Aventino e qui in un Bosco sacro le donne e le ragazze celebravano ogni anno i misteri della Bona Dea nei primi di dicembre. In essi, come sopra detto, gli uomini erano esclusi. Ercole, escluso egli stesso, aveva istituito, per vendetta, presso il suo Altare, posto poco lontano da quello della dea, cerimonie dove le donne non potevano partecipare. (Vedi scritti di Macrobio [2] e Properzio [3] )

Bibliografia

[1] Lucio Cecilio Firmiano Lattanzio Divinae institutiones I,22
[2]
Macrobio - Saturnalia I,12,22-27
[3] Sesto Properzio Elegiae IV,9


Siti Archeologici

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Il linguaggio della Dea - riedizione!

 

Un libro cult, esaurito da anni, attesissimo nei centri di studi delle donne e in ambito accademico. Interamente ritradotto e aggiornato.

Il Linguaggio della Dea (1989),di Marija Gimbutas,pietra miliare dell'archeomitologia, ha rivoluzionato le prospettive sulle origini della nostra cultura. L'autrice è riuscita a ricostruire la civiltà arcaica dell'Antica Europa e a riportare alla luce la presenza centrale del femminile nella storia. I suoi studi spaziano dal neolitico all'età del bronzo. A sostegno delle sue tesi, esamina i reperti, in parte già noti e in parte da lei stessa dissepolti durante i suoi scavi nel bacino del Danubio e nel nord della Grecia, che comprendono un vastissimo repertorio di oltre 2000 manufatti, tutti riprodotti nel volume, mostrando i nessi dimenticati tra il mondo materiale e quello dei miti di una cultura raffinata, la cui genesi è alle radici del patrimonio culturale dell'Occidente.


15 e 16 aprile - Tellus Mater

Canterò la Terra,
madre universale
dalle radici solide,
antenato venerabile
che nutre tutto ciò che esiste:
è a te che tocca il compito
di dare e di togliere
la vita ai mortali


(Mircea Eliade)

Nell'antichità, oggi era onorata la Tellus Mater, una delle prime divinità (poi associata a Giove): dea protettrice dei matrimoni, della procreazione, bambini  e della fertilità della Terra, in generale.
attraverso una festa gestita dai pontefici e dalle Vergini Vestali in cui si sacrificava in suo onore una vacca gravida per garantire abbondanza nel corso di tutto l'anno.
In tempi più attuali,  questo giorno è dedicato alla preghiera per la salvaguardia dell'ambiente.



I Fordicidia venivano celebrati il 15 di aprile in onore della dea Tellus ed erano collocati all'interno del periodo dedicato ai ludi in onore di Cerere che iniziavano il 12 e si concludevano il 19 aprile.
A quanto dice Ovidio a Roma in occasione dei Fordicidia venivano sacrificate trenta vacche: ter denas curia vaccas accipit (F. IV 636), una per ogni curia; il rito si svolgeva sulla rocca capitolina: arce Iovis.

Si trattava indubbiamente di un sacrificio per propiziare la fertilità della terra, infatti secondo l'aition raccontato da Ovidio l'istituzione del rito risaliva a Numa che aveva chiesto consiglio al Dio Pan per trovare il rimedio a un periodo di gravissima sterilità della terra. Il Dio, al solito, gli aveva dato una risposta enigmatica: "Devi placare la Terra con il sacrificio di due vacche, una di esse dia due vite". La ninfa Egeria aveva interpretato correttamente le parole oscure del dio come richiesta di sacrificare una vacca gravida.
Il sacrificio di femmine gravide era una cosa insolita in tutte le liturgie.

Il sacrificio di una vacca gravida poneva infatti un imbarazzante problema di liturgia: l'embrione non era adatto al sacrificio perché era imperfetto in quanto non era ancora completamente formato.

Anche nella liturgia Romana la vittima doveva essere sottoposta a un esame e ricevere l'adprobatio, cioè il riconoscimento che possedeva le caratteristiche di perfezione che doveva avere un dono offerto agli dèi, ciò portava ad escludere dal sacrificio anche le vittime troppo giovani e per questo motivo imperfette.

L'embrione non era parte del sacrificio, le sue ceneri venivano messe da parte e costituivano un ingrediente del suffimen usato nelle Palilie per purificare il gregge. A Roma originariamente il sacrificio di vacche fordae s'inquadrava nella cerimonia d'insediamento del re e, in ogni modo, assumeva il senso di propiziazione della fecondità. I Romani sacrificavano alla Dea Tellus perché portasse a maturazione tutto ciò che nella vegetazione era ancora allo stato embrionale.

G. Dumézil, La religione Romana arcaica, Milano 2001

La lettura proposta per oggi:

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Scarica qui "Iniziazione e Magna Mater - La prospettiva di Mircea Eliade "di Gianfranco Bertagni



Sacra dea Terra, Madre della natura,
che continui a generare e rigenerare tutto
Dacci il cibo necessario per vivere con fedeltà perpetua
cosicché, quando l'anima si invola,
possiamo rifugiarci nel tuo seno.
Tutto quanto elargisci ricade dentro di te,
cosicché a ragione tu sei chiamata Grande Madre degli dei.
Tu sei la Madre degli uomini e degli dei;
senza di te niente nasce, niente giunge a maturazione.
Tu sei Grande, tu, Dea, Regina della divinità.
Dea, ti adoro e invoco la tua divinità
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14 aprile - Maryamma

Nel Sussex, in Inghilterra, il 14 aprile viene chiamato ufficialmente First Cuckoo Day che annuncia l'arrivo della primavera. Si crede che chi ode il primo canto del cuculo sarà benedetto da fortuna e buona sorte per il resto dell'anno.
Certe culture reputano questo giorno molto sfortunato per i viaggi, specialmente per mare. Infatti fu in questa data nel 1912 che affondò il maestoso transatlantico noto come Titanic.
La divinità di questo giorno è Maryamma, o Mariamne, la dea hindu del mare.

Per approfondimenti:

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Maria, una donna o una Dea?"
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Avatar

Presso la religione Induista, un Avatar è l'assunzione di un corpo fisico da parte di Dio, o di uno dei Suoi aspetti.

Questa parola deriva dalla lingua sanscrita, e significa "disceso"; nella tradizione religiosa induista consiste nella deliberata incarnazione di un Deva, o del Signore stesso, in un corpo fisico al fine di svolgere determinati compiti.
Questo termine viene usato principalmente per definire le diverse incarnazioni di Visnu, tra cui si possono annoverare Krishna e Rama. A differenza del Cristianesimo e dello Śivaismo, i Vaishnava affermano che Dio si incarni ogni qualvolta avviene un declino dell'etica e della giustizia, unitamente all'insorgere delle forze demoniache.


Radha e Krishna


Buddha è considerato un avatar?

Balarama è il nono avatar secondo la tradizione Puranica.

Tuttavia con l'aumento della popolarità del Buddhismo in India, verso la metà del primo millennio D.C. si credette che Buddha fosse il nono avatar promesso (questo è un esempio della fenomenale abilità dell'Induismo di assimilare altre idee e culture, che ha contribuito al declino del Buddhismo in India).

 Secondo il punto di vista prevalente nel Nord dell'India, Balarama è l'incarnazione del serpente di Viṣṇu Adi Sesha, piuttosto che di Viṣṇu stesso. Tuttavia i Buddisti non considerano Buddha un avatar.


Fra le credenze diffuse in ambienti New Age vi è anche quella secondo la quale anche Gesù sarebbe un avatar (o "un avatar di Buddha").
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